Arrivo alla stazione in anticipo.
Cosa abbastanza inusuale, anzi una vera rarità.
Sono le 6.15 ma non serve un orologio: basta guardare borse (non da viaggio) e occhiaie sui volti dei trepidanti futuri passeggeri.
C'è un lieve brusio, qualcuno chiacchiera con nessuno, nessuno chiacchiera con me. Io non parlo con loro, ho sonno, mi brucia l'occhio e voglio solo andare a casa anche se l'ho, da pochi minuti, lasciata.
Non credo che la giornata di oggi andrà bene: e infatti, a sera, mi darò ragione.
Mentre penso alla mia mamma e alle cotolette fantastiche che lei e solo lei sa infilare in quel modo in un panino surgelato, sento una coppia accanto a me che sussurra e ridacchia.
La gente che non vuole farsi sentire mente spettegola, ha la grande capacità di nascondersi come se stesse urlando in un cimitero di notte.
Così curiosa mi giro, e vedo salire le scale un ragazzo di un altro tempo.
Mi chiedo se abbia creato un portale, o sia il fratello maturo di Harry Potter.
Vestito di nero, dalla testa ai piedi, indossa un curioso cappello a cilindro, veramente grande. Porta con sè 2 valigie di pelle consunte, chiuse con un laccio che le stringe. Ha i capelli lunghi, rossi, e dei baffi portati all'insù; tutti lo guardano, i 2 accanto a me si aspettano (li ho sentiti) che tiri fuori un coniglio bianco dal cilindro.
Ma sarebbe troppo scontato.
Lui che fa: compra una bottiglietta d'acqua alla macchinetta, la infila in tasca e non guarda in faccia nessuno, guarda i binari. Ad un tratto si sposta e si mette in piedi accanto a me.
Io non lo guardo, non voglio che si senta osservato; ma poi penso, come può uno così non sentirsi osservato? Ma soprattutto, gliene fregherà qualcosa??
Così lo guardo, un po' di sfuggita. Ha gli occhi verdi, o forse azzurri.
Ci vedo poco, è un po' di mesi che non ci vedo più tanto bene...l'età, che ci vuoi fare!
Una volta dovevo andare in pizzeria, e cercando di convincermi che ci vedevo bene leggendo l'insegna, sono finita in una palestra. Così ho detto al ragazzo della palestra che avevo fame, ho girato i tacchi e me la sono squagliata.
Mi sono immaginata lui, alla sera, che raccontava dei pazzi che oggigiorno girano per le palestre.
Ad ogni modo, il mago della stazione era lì vicino; avrei voluto parlargli ma non sapevo cosa dire. Così ho pensato ad un pretesto, per esempio potevo andare alla macchinetta dell'acqua, far finta di non avere monete e chiedergli se mi poteva cambiare 5 euro.
Ma io 5 euro, non le avevo accidenti.
"Scusa hai da cambiare 50 euro? C'è un'arsura alle 6 di mattina muoio di sete!" Mmm meglio di no.
Allora ho pensato di farmi cascare qualcosa in modo che lui me la raccogliesse e potessi ringraziarlo e attaccare bottone. Avevo con me solo un sacchetto con una grande faccia rosa disegnata.
"Scusa mi è caduta la faccia dal sacchetto, non è che con un colpo di bacchetta me la riattacchi?" Uhm.
Così ho pensato di chiedergli l'ora; probabilmente avrebbe tirato fuori un orologio da taschino del 1800.
Mentre prendo coraggio e decido di dire solo "scusa..." e poi inventerò quale baggianata rifilare al povero mago ormai protagonista del mio pensiero, sento il fischio del treno.
E' il momento!
"Scusami" gli dico; lui si volta incuriosito.
"Si?"
Oddio. E ora che cavolo gli dico? Dai dai sbrigati pensa a qualcosa prima che ti trasformi in un wc da viaggio.
"Sai a che ora arriva a Piacenza questo treno?"
Che domanda deficiente!! Ho il cartellone degli orari dietro di me!!!
Lui mi guarda e mi dice: "Non lo so perchè io sto ..an...co...sa!"
Il treno stride sui binari, e non l'ho sentito.
"Come? Non ho capito!"
"Non l..st...co..sa!"
"Eh??"
Il mio treno è arrivato, fa un rumore infernale.
Lui apre le braccia, sorride, mi fa ciao con la mano e scompare tra i passeggeri.
Cioè non voglio dire. Ho parlato con un mago, e non ho neanche capito cosa abbia detto.
Ho capito solo che oltre che cecata, sto anche diventando sorda.
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